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venerdì 8 novembre 2013

Uruguay:José "Pepe" Mujica,il presidente che tutti vorrebbero

José Alberto Mujica Cordano detto "Pepe",classe 1935,padre di origine spagnola e madre ligure,è presidente dell'Uruguay dal 1° marzo del 2010,ma prima di raggiungere questo traguardo ha dovuto affrontare esperienza difficili.

Dopo un'adolescenza dedicata al ciclismo,si avvicinò pian piano alla politica e negli anni sessanta aderì al movimento dei Tupamaros ispirato alla rivoluzione cubana.In seguito al colpo di stato militare del 1973,già detenuto,fu trasferito in un penitenziario militare e scontò in tutto 14 anni di prigionia due dei quali in isolamento in un pozzo.Faceva parte di un gruppo di dissidenti sempre in bilico tra la vita e la morte in quanto il governo golpista aveva minacciato di fucilarli immediatamente in caso di nuove azioni militari dei Tupamaros.Fu liberato nel 1985 grazie ad un'amnistia conseguente alla fine del regime militare ed al ritorno della democrazia.Insieme ad altri ex Tupamaros fondò il Movimento di Partecipazione Popolare e nel 1994 fu eletto deputato.Proseguì sempre in ascesa la sua carriera politica,amato dagli elettori per la sua semplicità e per la sua vicinanza alla gente comune,fino a divenire il Presidente della Repubblica.
Da allora ha dato vita ad un nuovo modello di politica in Uruguay,attento alle esigenze delle persone.Ha reso legale l'aborto entro la dodicesima settimana,i matrimoni tra omosessuali e per la prima volta al mondo ha legalizzato il consumo di marijuana(entro limiti stabiliti dallo Stato che vende direttamente la sostanza a cifre molto basse e registra le abitudini di chi ne fa uso),con l'obiettivo di colpire alle fondamenta le organizzazioni criminali che ne sfruttano il traffico.

Ma più di questo,ciò che fa notizia è il modo di porsi di questo presidente,il suo stile minimalista in forte contrasto con tutto ciò che siamo abituati a vedere.Dalla sua elezione non ha mai vissuto nella residenza presidenziale(parte della quale è stata adibita a residenza per i senzatetto),ma è restato nella sua piccola fattoria alla periferia di Montevideo.Non ha scorta,né autista,né auto blu.Lo stipendio riservato alla più alta carica dello Stato in Uruguay è di 12 mila dollari(al cambio odierno circa 9300 €),ma Pepe ne devolve circa il 90% ad associazioni umanitarie che si occupano di migliorare le condizioni di vita degli Uruguaiani più bisognosi.


La sua auto è un vecchio maggiolino degli anni '70 e come auto di rappresentanza ha accettato un' utilitaria. Nel giugno del 2012 al G20 che si è tenuto in Brasile,ha pronunciato quello che è considerato da molti il più bel discorso di un politico.Tra le frasi più citate ed esemplari spicca questa:"Lo sviluppo non può essere contro la felicità ,deve essere a favore della felicità umana,dell'amore per la terra,delle relazioni umane,dell'attenzione per i figli,dell'avere amici,dell'avere l'indispensabile".Ma la novità è che non si tratta solo di parole,perché Pepe Mujica mette in pratica quello che dice dando in prima persona l'esempio.Vedendo le immagini di questo post,chi penserebbe che un uomo che si presenta in maniera così semplice ed umile possa essere un Presidente della Repubblica.


Un altro esempio del suo stile di vita sobrio ed altruista è un fatto successo poche settimane fa in occasione di un concerto degli Aerosmith in terra uruguaiana.Il giorno precedente all'evento il gruppo ha voluto incontrare il Presidente per esprimergli la sua stima.In quell'occasione lo ha omaggiato di una chitarra elettrica autografata. Pepe ha ringraziato ed il giorno successivo ha partecipato al concerto,pur avendo candidamente ammesso di non aver mai sentito una loro canzone.Pochi giorni dopo ha messo all'asta la chitarra con l'intento di devolvere il ricavato ad una associazione che si occupa di finanziare la costruzione di case per le famiglie più povere.
Se provate a chiedere ad un cittadino uruguaiano cosa ne pensa del suo Presidente riceverete per lo più risposte entusiaste,ne sentirete parlare come una persona semplice che si occupa del suo popolo.Non esattamente il tipo di risposta che siamo abituati e a sentire a quesiti del genere,specialmente in Italia. 
A chi gli ha chiesto come possa un presidente vivere con mille euro al mese ha risposto che gli devono bastare dato che la maggior parte dei cittadini della sua nazione vive con molto meno.
E vallo a spiegare ai nostri politici...Ma non sono solo i politici a dover imparare da Josè Mujica,tutti abbiamo da imparare da lui,che adotta in prima persona uno stile di vita semplice pur avendo la possibilità di vivere al di sopra di tutti.
Vi lascio con il discorso tenuto in Brasile nel giugno del 2012.



venerdì 18 ottobre 2013

Dorothea Lange e il potere evocativo della fotografia

In tempi di crisi,come quelli che stiamo vivendo ormai da anni,viene naturale ripensare a situazioni simili avvenute nel passato.
La crisi degli anni '30 negli Stati Uniti fu una delle più pesanti e colpì in particolare,come sempre accade,le classi più deboli,ma non solo.Essendo passati molti anni,per poter rivivere quei momenti, dobbiamo affidarci ad un mezzo di comunicazione quanto mai potente, soprattutto in un'epoca in cui la televisione ed internet ancora non esistevano:la fotografia.
Oggi chiunque può fare fotografie,tutti hanno una macchinetta compatta o uno smartphone,ma allora,nonostante cominciassero a fare capolino le prime macchine 35 mm, il fotografo era un personaggio,un eroe che doveva portarsi dietro chili di attrezzature ingombranti e non poteva certo passare inosservato. La sua era una funzione sociale ed in alcuni casi antropologica,in quanto documentava la vita delle persone e le trasformazioni del mondo che lo circondava.
In questa categoria di fotografi,ha sicuramente un ruolo di primo piano Dorothea Lange.
Dorothea Lange  sul tetto della sua automobile
Nata nel 1895 in New Jersey,a sette anni si ammalò di una grave forma di poliomielite che le causò un handicap alla gamba destra da cui,però,non si fece mai condizionare.Infatti si dedicò anima e corpo alla sua passione e studiò fotografia a New York presso una prestigiosa scuola.Nel 1918 si trasferì a San Francisco e collaborò con fotografi e studi famosi.Nel frattempo gli sconvolgimenti sociali ed economici le indicarono la sua vocazione di documentarista e cominciò ad immortalare la vita dei disoccupati,dei senzatetto,dei braccianti agricoli e delle persone disagiate.La sua attività fece clamore e le furono commissionati diversi reportage proprio dall'organismo federale che si occupava del monitoraggio della crisi.Così cominciò a vagabondare lungo le strade percorse dai migranti in fuga dalla miseria ed alla ricerca di una vita migliore.E sono di questo periodo le sue foto più famose e rappresentative.Immagini che ormai fanno parte della storia e che sono un esempio del potere evocativo della fotografia.
Il carattere drammatico,ma allo stesso oggettivo,delle sue opere ci rende partecipi dei sentimenti e delle sofferenze di quelle persone,costrette ad abbandonare le proprie case,le proprie radici per continuare ad avere una speranza per sé e per la propria famiglia.

Migrant mother,1936
L'immagine sicuramente più conosciuta è Migrant mother del 1936 in cui ad essere esemplare non è solo la drammaticità della scena ma anche la sua composizione,con le due bambine a fare da cornice ad una madre segnata dalla fatica e dalle sofferenze e sulle cui spalle grava,non solo metaforicamente,il peso della responsabilità delle loro giovani vite.Di questa donna si conosce anche il nome:Florence Owens Thompson,madre di sette figli,che all'epoca dello scatto aveva 32 anni ed il cui sguardo,sebbene puntato in avanti,sembra non comunicare molta fiducia nel futuro.
Molte altre,comunque, sono le immagini giustamente celebri di Dorothea Lange,tutte riprese negli anni della Grande depressione lungo strade polverose,nei campi coltivati dai braccianti o in improvvisate baraccopoli in cui famiglie intere hanno consumato le loro giornate alla ricerca di una speranza.
Anche dopo la fine di questa pagina della storia americana,la Lange continuò instancabilmente a dedicarsi alla fotografia e nel 1947 contribuì alla nascita della mitica agenzia Magnum.Alcuni anni dopo,nel 1952,fu anche cofondatrice dell'altrettanto celebre rivista Aperture.
Nel 1965,all'età di 70 anni,morì in seguito ad una malattia incurabile,ma il suo fondamentale contributo rimarrà sempre nella storia della fotografia.